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L'Epica del Quotidiano: Il "Metodo Mitico" tra l'Odissea di Omero e l'Ulisse di James Joyce

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Benvenuti nel nostro spazio dedicato agli approfondimenti letterari. Oggi ci dedichiamo a una delle operazioni culturali più audaci e rivoluzionarie del XX secolo: la riscrittura del mito classico in chiave modernista. Analizzeremo le simmetrie, le parodie e le profonde divergenze tra l'Odissea di Omero, pilastro fondante della letteratura occidentale, e l'Ulisse (Ulysses) di James Joyce, capolavoro pubblicato a Parigi nel 1922.


Fu il grande poeta T.S. Eliot a coniare, recensendo l'opera di Joyce, l'espressione "metodo mitico". In un'epoca segnata dal caos, dalla frammentazione successiva alla Prima Guerra Mondiale e dalla perdita di valori assoluti, Joyce utilizza l'impalcatura rigida e conosciuta del mito omerico non per scimmiottarlo, ma per dare ordine, forma e significato all'anarchia della vita contemporanea. Vediamo nel dettaglio come questa titanica trasposizione prende vita.


odissea vs ulysse

1. L'Eroe Antico e l'Anti-eroe Moderno: Odisseo e Leopold Bloom


La differenza più dirompente tra le due opere risiede nella statura e nella natura dei protagonisti.

  • Odisseo (Ulisse): Nel poema omerico, egli è un re, un guerriero reduce dalla guerra di Troia, un eroe definito polytropos (dal multiforme ingegno). Le sue azioni hanno una portata cosmica: affronta l'ira del dio Poseidone, sconfigge mostri mitologici, scende nell'Ade e la sua forza fisica e astuzia sono impareggiabili. Il suo è un viaggio di ritorno (nostos) volto alla restaurazione dell'ordine politico e familiare a Itaca.

  • Leopold Bloom: Il protagonista di Joyce è l'incarnazione perfetta dell'anti-eroe moderno. È un modesto agente pubblicitario di trentotto anni, ebreo convertito in una Dublino profondamente cattolica e nazionalista (quindi un emarginato, uno straniero in patria). È un uomo pacifico, goffo, ossessionato dalle proprie funzioni corporee e tormentato dal lutto per la morte prematura del figlioletto Rudy.


Il parallelismo: L'eroismo di Bloom non si manifesta in gesta guerriere, ma nella straordinaria resilienza con cui affronta la banalità e le frustrazioni del quotidiano. Bloom è l'Ulisse del Novecento: sopporta l'infedeltà della moglie con dolorosa rassegnazione, subisce l'antisemitismo strisciante dei suoi concittadini e naviga attraverso le meschinità della società urbana mantenendo intatta la sua umanità, la sua curiosità scientifica e la sua compassione.


2. Lo Spazio e il Tempo: Dilatazione Omerica ed Estrema Compressione Joyciana


Joyce opera una compressione spazio-temporale che ha del miracoloso, ribaltando le proporzioni dell'epica classica.

  • Il respiro dell'Odissea: Il viaggio di Odisseo dura dieci anni (che si sommano ai dieci della guerra di Troia) e abbraccia l'intero bacino del Mediterraneo allora conosciuto, spingendosi fino ai confini del mondo umano e divino.

  • Il microcosmo dell'Ulisse: L'intero romanzo di Joyce si svolge in una sola giornata: il 16 giugno 1904 (data in cui Joyce ebbe il suo primo appuntamento con la futura moglie Nora Barnacle, oggi celebrato in tutto il mondo come Bloomsday). Anche lo spazio è circoscritto a una sola città: Dublino.

Joyce mappa il Mediterraneo sulle strade polverose di Dublino. Sostiene che l'intera gamma delle esperienze umane (nascita, morte, sesso, cibo, tradimento, amore) non necessita di decenni o di oceani per manifestarsi: può essere contenuta ed esaminata al microscopio nelle ventiquattr'ore di un uomo qualunque che cammina per la sua città.


3. La Ricerca del Padre: Telemaco e Stephen Dedalus


In entrambe le architetture narrative, il viaggio del protagonista maturo è affiancato e preceduto dal percorso di formazione di un giovane.

  • Telemaco: Nei primi canti dell'Odissea (la "Telemachia"), il figlio di Odisseo è un giovane principe impotente di fronte all'arroganza dei Proci, che dilapidano i suoi beni insidiando la madre. La sua è una ricerca fisica e concreta: parte per cercare notizie del padre biologico, la cui presenza è necessaria per ripristinare il diritto e l'ordine materiale della casa.

  • Stephen Dedalus: Alter ego giovanile di Joyce (già protagonista di Ritratto dell'artista da giovane), Stephen è un intellettuale brillante, cinico e tormentato. A differenza di Telemaco, Stephen ha un padre biologico (Simon Dedalus), ma lo disprezza per la sua inettitudine e ubriachezza. Stephen è in fuga dalle "reti" che cercano di imbrigliarlo: la religione cattolica, il nazionalismo irlandese e, appunto, la famiglia. La sua è una ricerca di un "padre spirituale" o artistico.


Il momento culminante dell'incontro tra Bloom (il padre senza figlio) e Stephen (il figlio in cerca di padre) avviene a notte fonda. A differenza del mito, non c'è una sanguinosa vendetta finale o una ricongiunzione definitiva; i due condividono semplicemente una tazza di cacao nella cucina di Bloom. È un momento di effimera, ma profondissima, comunione umana prima che le loro strade si separino di nuovo.


4. La Figura Femminile: La Tela di Penelope e il Flusso di Molly Bloom


La figura femminile rappresenta il perno attorno al quale ruotano i viaggi dei protagonisti e chiude idealmente entrambe le opere.

  • Penelope: È l'archetipo immortale della fedeltà coniugale e della virtù domestica. Tesse il lenzuolo funebre di Laerte di giorno e lo disfa di notte, usando l'intelligenza (pari a quella del marito) per congelare il tempo e respingere i pretendenti. È la custode del focolare.

  • Molly Bloom: È una cantante lirica formosa, sensuale e carnalmente viva. A differenza di Penelope, Molly non attende castamente: nel pomeriggio del 16 giugno consuma un tradimento nel proprio letto matrimoniale con l'impresario rampante Blazes Boylan.


Tuttavia, il parallelismo è molto più profondo di un semplice rovesciamento morale. L'Ulisse si chiude con il celebre monologo interiore di Molly: decine di pagine senza alcuna punteggiatura, in cui i pensieri fluiscono liberi nel dormiveglia. Questo "flusso di coscienza" è l'equivalente moderno della tela di Penelope: un intreccio continuo di ricordi, desideri, rimpianti e associazioni mentali che Molly tesse e disfa nella sua mente. Nonostante l'infedeltà fisica, il monologo si conclude con un "sì" ripetuto ("sì ho detto sì voglio Sì"), che è un'affermazione totale della vita e, in ultima analisi, una riconferma del suo legame viscerale e incomprensibile con Leopold.


5. La Struttura Narrativa e le Corrispondenze (Esempi del Metodo Mitico)


L'Ulisse è diviso in 18 capitoli (chiamati spesso "episodi"), ognuno dei quali corrisponde a un momento dell'Odissea, ma trasfigurato dalla lente della modernità dublinese. Eccone alcuni esempi lampanti:

  • Nausicaa: Nell'Odissea, la principessa Nausicaa, simbolo di purezza, soccorre Odisseo naufrago. In Joyce, l'episodio si svolge sulla spiaggia di Sandymount: la moderna Nausicaa è Gerty MacDowell, una ragazza claudicante che, in un gioco di sguardi voyeuristico, mette in mostra le proprie gambe per eccitare Bloom, in una parodia del romanticismo di consumo.

  • Ade (La discesa agli inferi): Odisseo scende nel mondo dei morti per interrogare l'indovino Tiresia. Bloom, più prosaicamente, partecipa al funerale del conoscente Paddy Dignam. Il viaggio in carrozza verso il cimitero di Glasnevin diventa l'occasione per una profonda riflessione filosofica sulla caducità della vita e sulla materialità della morte.

  • I Ciclopi: Il mostro omerico Polifemo, dall'unico occhio e dalla forza brutale, diventa nel pub dublinese "Il Cittadino": un nazionalista irlandese fanatico e aggressivo. Il "monocolo" del Ciclope moderno è la sua ristrettezza mentale, la sua visione unidirezionale e xenofoba, che lo porta ad aggredire verbalmente (e poi fisicamente, scagliandogli contro una scatola di biscotti al posto di un masso) il pacifico e tollerante ebreo Bloom.

  • Circe: La maga che trasforma i compagni di Odisseo in porci è rappresentata da Bella Cohen, la spietata tenutaria di un bordello. In questo capitolo, scritto sotto forma di copione teatrale allucinato, si assiste alla degradazione psicologica e alla materializzazione delle perversioni e dei sensi di colpa dei protagonisti, un vero "incantesimo" del subconscio.


6. L'Evoluzione dello Stile: Dall'Esametro al Flusso di Coscienza


Infine, il confronto deve necessariamente toccare l'aspetto linguistico. Omero codifica un'intera civiltà attraverso l'esametro dattilico, un verso formulare, solenne e oggettivo. Il narratore omerico è onnisciente e domina la materia dall'alto.

Joyce, al contrario, distrugge il narratore onnisciente. L'Ulisse è un'enciclopedia di stili: l'autore utilizza la parodia del giornalismo, lo stile catechistico (domanda-risposta), la prosa dei romanzi d'appendice e, soprattutto, lo stream of consciousness (flusso di coscienza). Entrando direttamente nella mente dei personaggi, Joyce ci mostra il pensiero allo stato nascente, prima che venga filtrato e riordinato dalla grammatica e dalle convenzioni sociali.



Leggere l'Ulisse di Joyce attraverso la lente dell'Odissea ci regala una consapevolezza potente: Joyce non ha voluto sminuire gli eroi antichi abbassandoli al livello di piccoli borghesi dublinesi. Al contrario, ha voluto dimostrare che la vita dell'uomo comune, con le sue miserie, le sue digestioni, i suoi piccoli lutti e le sue inconfessabili fantasie, è essa stessa un'epopea meravigliosa e tragica. I mostri che affrontiamo oggi (il pregiudizio, la solitudine, il fallimento) non sono meno temibili di Scilla e Cariddi, e sopravvivere a un giorno qualsiasi richiede, a suo modo, la stessa tenacia del Re di Itaca.


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